Le poesie di Alda Merini
Una volta ti dissi:
non arrabbiarti, amore,
s’io sono diversa.
Forse sono una colonna di fumo,
ma la legna che sotto di me arde
è la legna dorata dei boschi,
e tu non hai voluto ascoltarmi.
Guardavi la mia pelle candida
con l’incredulità di un sacerdote,
e volevi affondarvi il coltello
e così la tua vittima è morta
sotto il peso della tua stoltezza,o
malaccorto amore.
Prendevo in giro l’ebrietà della forma
e sapevo che ero di lutto,
eppure il lutto mi doleva dentro
con la dolcezza di uno sparviero.
Quante volte fui scoperta e mangiata,
quante volte servii di pasto agli empi;
e anche tu adesso sei empio,
o mio corollario di amore.
Amai teneramente dei dolcissimi amanti
Senza che essi sapessero mai nulla.
E su questi intessei tele di ragno
e fui preda della mia stessa materia.
In me l’anima c’era della meretrice
Della santa della sanguinaria e dell’ipocrita.
Molti diedero al mio modo di vivere un nome
E fui soltanto una isterica.
Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale appoggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose d’amore.
Se avess’io
Se avess’io levità di una fanciulla
invece di codesto ,torturato,
pesantissimo cuore e conoscessi
la purezza delle acque come fossi
entro raccolta in miti-sacrifici,
spoglierei questa insipida memoria
per immergermi in te, fatto mio uomo.
Io ti debbo i racconti piu fruttuosi
della mia terra che non dà mai spiga.
e ti debbo parole come l’ape
deve miele al suo fiore.
Perchè t’amocaro,da sempre,
prima dell’inferno prima del paradiso,
prima ancora che io fossi buttata nell’argilla
del mio pavido corpo.
Amore mio
quanto pesante è adducerti il mio carro
che io guido nel giorno dell’arsura
alle tue mille bocche di ristoro !
Anima mia che metti le ali
e sei un bruco possente
ti fa meno male l’oblio
che questo cerchio di velo.
E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali.
La Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Li dentro eravamo ebre
ie i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio. Noi tutti , branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo Salvatore. Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perche’,dicevano,un pazzo
non puo’ amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesu’
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
Io sono folle, folle folle di amore per te.
Io gemo di tenerezza perché
sono folle, folle, perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione.
Ma io ero malata di tormento
ero malata di tuaperdizione.
Alda Merini - Alda Merini, poetessa milanese, nasce nel capoluogo lombardo il 21 marzo 1931. Minore di tre fratelli, le condizioni della famiglia sono modeste. Alda frequenta le scuole professionali all’Istituto “Laura Solera Mantegazza”; chiede di essere ammessa presso il liceo Manzoni, ma – sembra incredibile – non supera la prova di italiano. In questi anni dedica molto tempo anche allo studio del pianoforte. Spinta da Giacinto Spagnoletti, suo vero scopritore, esordisce come autrice alla tenera età di quindici anni. Spagnoletti sarà il primo a pubblicare un suo lavoro, nel 1950: nella “Antologia della poesia italiana 1909-1949″ compaiono le sue poesie “Il gobbo” e “Luce”. Nel 1947 incontra quelle che definirà come “prime ombre della sua mente”: viene internata per un mese all’ospedale psichiatrico di Villa Turno. Nel 1951, anche su suggerimento di Eugenio Montale, l’editore Scheiwiller stampa due poesie inedite di Alda Merini in “Poetesse del Novecento”. In questo periodo frequenta per interesse di lavoro ma anche per amicizia Salvatore Quasimodo. Sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano, nel 1953. Esce poi il primo volume di versi intitolato “La presenza di Orfeo”. Due anni dopo publica “Nozze Romane” e “Paura di Dio”. Sempre nel 1955 nasce la primogenita Emanuela: al medico pediatra dedica la raccolta “Tu sei Pietro” (pubblicata nel 1961). La poetessa inizia poi un triste periodo di silenzio e di isolamento: viene internata al “Paolo Pini” fino al 1972, periodo durante il quale non manca comunque di tornare in famiglia, e durante il quale nascono altri tre figli. Dopo alternati periodi di salute e malattia, che durano fino al 1979, la Merini torna a scrivere; lo fa con testi intensi e drammatici che raccontano le sue sconvolgenti esperienze al manicomio. I testi sono raccolti in “La Terra Santa”, pubblicato da Vanni Scheiwiller nel 1984. Nel 1981 muore il marito e, rimasta sola, la Merini dà in affitto una camera della sua abitazione al pittore Charles; inizia a comunicare telefonicamente con il poeta Michele Pierri che, in quel difficile periodo del ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato numerosi apprezzamenti sui suoi lavori. I due si sposano nel 1983: Alda si trasferisce a Taranto dove rimarrà tre anni. In questi anni scrive le venti “poesie-ritratti” de “La gazza ladra” (1985) oltre ad alcuni testi per il marito. A Taranto porta a termine anche “L’altra verità. Diario di una diversa”, suo primo libro in prosa. Dopo aver nuovamente sperimentato gli orrori del manicomio, questa volta a Taranto, torna a Milano nel 1986: si mette in terapia con la dottoressa Marcella Rizzo alla quale dedicherà più di un lavoro. Dal punto di vista letterario questi sono anni molto produttivi: naturale conseguenza è anche la conquista di una nuova serenità. Negli anni, diverse pubblicazioni consolideranno il ritorno sulla scena letteraria della scrittrice. Nel 1993 riceve il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia, come altri grandi letterati contemporanei prima di lei, tra i quali Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini. Nel 1996 le viene assegnato il “Premio Viareggio” per il volume “La vita facile”; l’anno seguente riceve il “Premio Procida-Elsa Morante”. Nel 2002 viene pubblicato da Salani un piccolo volume dal titolo “Folle, folle, folle d’amore per te”, con un pensiero di Roberto Vecchioni il quale nel 1999 aveva scritto “Canzone per Alda Merini”. Nel 2003 la “Einaudi Stile Libero” pubblica un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo “Più bella della poesia è stata la mia vita”. Nel febbraio del 2004 Alda Merini viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Un amico della scrittrice chiede aiuto economico con un appello che le farà ricevere da tutta Italia, e-mail a suo sostegno. La scrittrice ritornerà successivamente nella sua casa di Porta Ticinese. Nel 2004 esce un disco che contiene undici brani cantati da Milva tratti dalle poesie di Alda Merini. Il suo ultimo lavoro è datato 2006: Alda Merini si avvicina al genere noir con “La nera novella” (Rizzoli).

Leggere le parole di Alda Merini fa bene all’anima. Non c’è banalità nel suo descrivere i sentimenti,anche quelli più sfruttati dal tempo e dagli amanti che li hanno provati.
Ogni sua frase è unica,ogni suo pensiero è incornicaito in una moltitudine di parole ordinate in modo da dare un unico senso ad esse…il suo,che però stranamente sentiamo vicino come se fosse uno nostro…
Io con le sue poesie riesco ancora a sognare…con le sue parole riesco a ritrovare le mie,perse in un mare di cinicità e di quotidiana banalità…
Basta guardarsi dentro per scoprire mondi nuovi,diversi e pieni di significato…
E’ questo che mi ha insegnato…è questo che insegnerò…
Grazie per questo pensiero.
Molto belle!
Sono magnifiche!