Sull’orlo di una crisi di nervi

28 10 2008

Ho la sensazione che le cose mi stiano sfuggendo di mano: ormai ho ripreso a fumare a tutti gli effetti, di controllare il mio modo di mangiare non se ne parla e convincermi ad andare in palestra men che meno. Non riesco a curarmi di me stessa,a farmi forza, a fermarmi e dire “ok, adesso ricomincio per bene”. Ma è una sensazione? O la situazione mi è già sfuggita di mano? A ##### penso in continuazione, è un pensiero che non riesco a levare dalla testa, un chiodo fisso che è impossibile togliere. È una ferita che continua a sanguinare, il sangue non si arresta, non c’è modo. ******* forse è solo un diversivo, cerco di convincermi che possa andare bene, ma so invece che non è così. È che mi lusinga sentirmi trattare come mi tratta lui, avere l’illusione di qualcuno che ti fa stare bene. Ma in realtà non è lui quello che voglio. Quello che voglio è sentirmi amata, sentirmi bella, proprio come ##### riusciva a farmi sentire all’inizio. Forse è questo che mi manca più di ##### in se’. Ma pensare a lui e a tutto quello che è, mi fa stare ancora male. Le mie ferite non si chiudono. Pensavo che almeno sarei riuscita nel mio progetto di comprare casa. Ok, forse è presto, forse non è il momento, forse per adesso è meglio rimandare…ma come fare a non viverla come una sconfitta? Una ennesima sconfitta? Forse credevo che mi avrebbe aiutato a superare questa storia di ##### , che il mio progetto mi avrebbe distolto da quel pensiero fisso, che mi avrebbe reso INDIPENDENTE da tutto e quindi anche da lui. Ma mi rendo conto che da lui dipendo ancora. E il mio progetto è andato in fumo. Ora continuo a vivere in una situazione lavorativa che mi aliena, che mi da la nausea ogni giorno. E ogni giorno sono sull’orlo di una crisi di nervi. Mi sento impotente, impotente perché ho paura, impotente perché mi mancano i mezzi per realizzare dei desideri, per mettere in atto quei piani che potrebbero forse cambiare in meglio la mia vita. Ora sto cercando di impegnarmi con il corso di fotografia, anche se spesso e volentieri non mi sento all’altezza. E voglio provare a studiare un po’ di inglese, per quello che posso fare da sola. Vorrei poter tornare a Dublino. O in qualunque posto purché non sia questo. Ma c’è sempre la solita paura di tutto che mi blocca, che mi pietrifica e mi impedisce di fare anche un solo passo. Perché non riesco a sentirmi libera di pensare, di agire, di provare, di andare. Non so, certe volte mi piace credere che se adesso non era il momento giusto per pensare alla casa è perché ci sono altri progetti da realizzare, che forse è “un segno” perché riuscire a comprare una casa in un certo senso potrebbe significare mettere radici, dire BASTA a tutti i sogni che vorrei realizzare. Vorrebbe dire dedicare una vita intera,l’unica che ho, alla quotidianità, senza più pensare di poter scappare, di poter cambiare. Forse potrebbe voler dire “non puoi più usare le tue ali per volare”. A volte penso questo. Forse mi serve per accettare che ORA non posso avere una MIA casa, una MIA VITA. Ma se fosse giusto così? Se questo mi servisse per prendere tempo? Perché ancora ho qualche speranza di poter cambiare le cose? Quello che mi spaventa è l’idea di dover affrontare tutto da sola. Credo di avere per forza bisogno di qualcuno, qualcuno che mi sostenga, qualcuno che condivida ogni pensiero, ogni progetto, ogni paura e ogni desiderio con me. Un uomo con le spalle larghe, “che mi capisca senza farlo capire e non mi spieghi mai il perché”. Mi rende triste questo, perché mi da la sensazione che se non dovessi riuscire a trovare qualcuno “all’altezza dei miei sogni” non prenderò mai l’iniziativa, non crederò mai di poter realizzare ciò che vorrei. E a volte ho paura di dovermi accontentare, perché di meglio non posso avere. E il tempo passa e io non voglio stare ancora sola. Come evitare di prendere un abbaglio, una nuova sofferenza? Come resistere al tempo che scorre? Ora si che il tempo lo avverto. Sento la stanchezza tutti i giorni, sento che mi manca la voglia di fare tantissime cose, sento che ho 29 anni e non li vivo. Rivorrei indietro degli anni persi per poterli vivere diversamente, poter fare delle scelte diverse. Ma so che non posso averli.





24 12 2007

Si, ma io la colpa a chi la posso dare? Se tutto è una merda e a nemmeno trentanni quello che più volte in una giornata mi attraversa la mente è un unico pensiero? Quello di non voler continuare a vivere così. O di non voler continuare a vivere.
Di chi è la colpa, cazzo??????????????





E’ meglio andare a dormire

29 11 2007

Non so. Se penso alla mia vita provo dolore. Tutto mi fa male. Mi sforzo per cercare un motivo per continuare, resistere e andare avanti. Fatico a convincermi. Non vedo futuro. E ogni pensiero che mi attraversa non fa che riportarmi inevitabilmente a questa conclusione. Non c’è futuro. Non se deve essere così.





h. 21,20

25 11 2007

Sono nervosa. Sono agitata e inquieta. Ho addirittura la nausea. Tutto il mio sistema nervoso è irritato, la pelle tira, i nervi si infiammano, i muscoli fanno male. L’inquietudine ha contagiato il corpo. Sbatterei la testa contro il muro, romperei i vetri della finestra solo con una testata. Qualcosa si è impossessato di me, non mi conosco più. Non so se è più forte il bisogno di urlare o quello di mettermi a piangere. Forse è semplicemente meglio mettersi a letto sotto una coperta, rifugiarsi al buio e singhiozzare in silenzio. E poi girarsi e rigirarsi perchè il sonno non arriva. E la sensazione di voler tirare i pugni contro il muro è sempre più forte. Perché non posso abbandonarmi alla mia debolezza? Perché non posso lasciarmi cadere per terra come una foglia secca? Adesso mi sento proprio come una foglia d’autunno che cade senza vita. La testa mi scoppia. Domani non voglio andare a lavorare. Non voglio mettermi sulla faccia il sorriso di circostanza che tutti richiedono. E non voglio nemmeno dover giustificare ogni mia parola o ogni mio silenzio.





Pensiero maturato nella notte

19 11 2007

Mi indispone. E mi indispettisce. Che bisogno c’era di nascondersi? La risposta è ovvia: coda di paglia. Mi accorgo della differenza, lo so che hai frugato ancora, come 10, come 15 anni fa, nella mia vita.

È per questo che sono stata tanto bene lontana da te. Perché ero libera di vivere una vita mia, senza la paura di un’intromissione. Ero a casa mia, e tu potevi entrare solo con il mio consenso. E ora è tornato tutto come prima, con la differenza che oggi mi fai ancora più male. Con la differenza che oggi ho 28 anni. Ti piace così tanto intrufolarti nella mia vita, farti i fatti miei, creare scompiglio. Solo disordine. Io voglio una vita mia, la pretendo. È non è solo avere una casa in cui stare, da sola. È rispetto per il mio spazio, rispetto per me, ora. Che fino ad oggi sento che mi è mancato. Basta non ne posso più. Per quanto ancora potrò resistere e sopportare questa situazione? Mi illudo che presto riuscirò ad abbandonare questo posto e finalmente dare una svolta importante alla mia vita. Ma mi illudo, appunto.

Non ce la faccio più. Devo nascondermi, devo preoccuparmi di tutto. Non posso stare tranquilla. Non sono libera. Basta, basta. Per favore, basta davvero.

Voglio una salvezza, mi sto spegnendo. Non me ne frega più niente se qualcuno sta male. Continuassero a soffrire come cani. Tanto comunque alle mie ferite devo pensarci da sola. Devo farcela solo con le mie forze.





Cavolate pure e semplici

23 10 2007

Dal “Diario di Viaggio” 1949 (Un mondo battuto dal vento)

Sento di essere l’unica persona al mondo che non conosce la sensazione di calma insolenza, quindi sono l’unico folle al mondo, l’unico pesce fuor d’acqua. Tutti gli altri sono assolutamente soddisfatti della vita così com’è. Io no. Voglio la pura comprensione e poi la vita, così com’è.

DECIDERO’ IO STESSO COSA FARE DELLA MIA VITA, ANCHE SE BRUCERO’ NEL PROVARCI

Nel frattempo mi stupisco continuamente del fatto che le persone non si amino. Come fanno?

E’ chiaro che dovrei sbrigarmi a morire. Non c’è posto per me a questo mondo. Nessuno sa amare. Nessuno ama. Questo è il lato oscuro dell’amore. E non sopporto la disperazione, proprio come non posso respirare quando non c’è aria. Ora devo cambiare o morire.

Non parlatemi della vita pura e semplice: sono cavolate pure e semplici.

La vita non è abbastanza. Allora cosa voglio? Voglio una decisione per l’eternità, qualcosa da scegliere e da cui non mi allontanerò mai, in nessuna oscura esistenza o qualunque altra cosa accada. E qual è questa decisione? Un qualche tipo di febbre della comprensione, un’illuminazione, un amore che andrà oltre, trascenderà questa vita verso nuove esistenze, una visione seria, finale e immutabile dell’universo. Questo è ciò che intendo quando dico che “voglio degli Occhi”* (*citazione da Allen Ginsberg). Perché dovrei volere tutto questo? Perché qui sulla terra non c’è abbastanza da desiderare, o meglio, qui non esiste una singola cosa che io voglia. Perché non voglio la vita terrena? Perché non mi basta? Perché non mi illumina l’anima, non mi riempie il cervello di eccitazione e non mi fa piangere mai di felicità. Perché vuoi provare queste cose? Perché la ragione e le questioni di fatto, la scienza e la verità non me le fanno provare e non mi conducono verso l’eternità, anzi, mi soffocano come l’aria viziata, stantia.

                                                                                                           j.k.





Quel filo invisibile

23 10 2007

Adesso non ho proprio bisogno di nessuno, se poi tutte le persone che ho avuto intorno fino ad ora erano quelle sbagliate… Ho bisogno solo di stare da sola, di staccare l’interruttore dei pensieri, di tagliare quel filo invisibile che mi lega a chiunque, di poter dire “questa è la mia vita” e “questa è casa mia e qui ci vivo io” e “io sono mia”. Ma adesso vedo difficilmente realizzabile il mio desiderio di solitudine e autonomia…. e credo [putroppo] che sarà così ancora a lungo.

Sono il tempo, Sono il vento, Sono Dio…
Sono l’acqua, Sono il fuoco, Solo Io…
Sono il sesso, L’ Universo, E’ solo mio…





Voglio urlare

6 10 2007