Il centro del tutto con il nulla intorno

15 09 2007

All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno. Nel balenìo del lampo quella che avevo creduto essere una città era una radura deserta; e la luce sinistra che mi ha mostrato me stesso non ha rivelato nessun cielo sopra di essa. Sono stato derubato dal poter esistere prima che esistesse il mondo. Se sono stato costretto a reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me, senza essermi reincarnato.
Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. Non sono nessuno, nessuno.
Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi.
Penso in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è un maëlstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, volti, libri, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo.
E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell’abisso; sono il nulla intorno a cui questo movimento gira, come fine a se stesso, con quel centro che esiste solo perchè ogni cerchio deve possedere un centro. Io, proprio io, sono il pozzo senza pareti ma con la resistenza delle pareti,
il centro del tutto con il nulla intorno.
E in me è come se l’inferno ridesse, senza neppure l’umanità di diavoli che ridono, la follia starnazzante dell’universo morto, il cadavere girante dello spazio fisico, la fine di tutti i mondi che fluttua oscuramente al vento, disforme, fuori del tempo, senza un Dio che l’abbia creata, senza neppure se stessa che sta girando nelle tenebre delle tenebre, impossibile, unica, tutto.

Poter saper pensare! Poter saper sentire!Ho voglia di gridare dentro la testa. Voglio fermare, schiacciare, rompere quell’impossibile disco di grammofono che suona dentro di me, in una casa altrui, torturatore intangibile. Voglio fermare l’anima affinchè essa prosegua da sola e mi lasci. Divento pazzo per il fatto di dover sentire. E finalmente io, nel mio cervello odiosamente sensibile, nella mia pelle accapponata, nei miei nervi a fior di pelle, sono i tasti suonati in scale; oh, orribile e personale pianoforte del nostro ricordo! 

Fernando Pessoa





Nel limbo delle emozioni

15 09 2007

Sono qui, rifletto sull’universo. Non so cosa dire. È un periodo strano. Quasi mi sento in colpa a volte a dire che è un periodo brutto, che dura da una vita (nel vero senso della parola – “da una vita”), ma in realtà è proprio quello che penso. Credo che non passerà mai. Forse la condizione in cui mi trovo è perenne. Forse è così che deve essere. O che voglio essere. Ma mi sembra di fare molto per cercare di cambiare le cose, e nonostante tutto non ci riesco. Mi sembra di non schiodarmi mai da questa situazione. Non vedo segni positivi. Eppure mi era sembrato di partire con il piede giusto quest’anno, mi sembrava di stare muovendomi nella giusta direzione, ho fatto tanto in questi mesi…. Mi sentivo bene, ci credevo. Pensavo che davvero le cose stessero cambiando. Ma mi sembra di essermi spostata in una posizione pericolosa. Sono in un limbo da cui è difficile uscire. Mi sembra di essermi ingabbiata con le mie mani. Mi sono illusa che bastasse poco, ma sto facendo una fatica pazzesca a stare in piedi. Vorrei accasciarmi per terra al minimo segno di stanchezza. Chissà se ci sarà una fine a questo o se sarò costretta a stare in questo limbo sempre. Vorrei che le cose cambiassero, ora, subito. Mi sono stancata di stare così. È faticoso e terribilmente difficile fare i conti tutti i giorni con se stessi per cercare di capire, di trarre qualcosa dalla sofferenza, per trovare delle cose buone in tutto il marcio che c’è in me e intorno a me. Sono stanca.

 





nuvole

15 09 2007





Sulla rabbia

15 09 2007

Rabbia. Di tanto in tanto serve.È da un po’ che mi chiedo come si fa a parlare della rabbia. Senza arrabbiarsi. Per fortuna oggi ho trovato questo post. Qualcuno ha parlato per me. Grazie.   Riporto fedelmente dal Blog Spirito di Donna:  

Oggi sono un po’ feroce.
Perchè provo rabbia davanti al pensiero che la rabbia non possa essere manifestata.
Quante volte ho scritto con rabbia e mi è stato detto, in più ambiti: non provare rabbia, la rabbia e’ male.
Ma ne siamo così sicuri che un sentimento così feroce come la rabbia sia un male, sia qualcosa di distruttivo, divorante, negativo, da annullare, non sentire, non provare?
Quante persone cancellano la loro rabbia?
Anche io ero fra le schiere di questi eserciti.
Eppure inizio a comprendere che la rabbia è un’ intensa manifestazione di se che non si può tacere.
E che non necessariamente è distruttiva.
Anzi.
E’ anche linfa per migliorare, per andar oltre, per agguantare con le unghie e con i denti risultati che con un comportamento magari lascivo non avresti ottenuto.
La rabbia è un motore, non è soltanto qualcosa che ti preme in testa da cui non riesci ad uscirne se non con esternazioni violente.
La rabbia ti permette anche di dire: ESISTO. E posso anche andar oltre.
Non so perchè la gente ce l’ ha tanto con la rabbia.
Ho grandi problemi nel vivere l’ aggressività. Ho sempre fatto fatica ad avvicinarmi a quella altrui e alla mia.
E’ un qualcosa che c’è in ognuno di noi, indipendentemente da come la vogliamo mettere, indipendentemente dal fatto che la vogliamo ascoltare o meno…e tanto ne paghiamo le conseguenze sia con o senza ascolto. E non è detto che far finta di niente sia un qualcosa che aiuta. Anzi. Perchè più ci inganniamo più verremo messi, sbattuti faccia al muro: e la rabbia…anzi! L’ ANIMA NON CONCEDE SCONTI. E’ paziente, ti lancia segnali, ti concede liberta’ d’ ascolto..ma poi erutta in tutta se stessa.
E si piglia l’ ascolto che non le hai dato con gli interessi.
O con gli avvenimenti o con il corpo stesso.
Faccio parte di quelle persone che credono che anima e corpo siano strettamente legati e che nel corpo si trovino manifestazioni dell’ anima, dei turbolenti, della passioni, delle gioie.
Ho sul viso, nella parte destra del mento 3 eruzioni cutanee.
Il corpo è sempre visto come un qualcosa da cui sfuggire, da non ascoltare, da abbellire ed inghirlandare con gioielli e pailettes e poi il corpo stesso ti sbatte in faccia tante realtà che non vuoi vedere.
[…] Apparire e basta.
Questa è la funzione del corpo per molta, troppa gente.
Così tanta che al solo pensiero mi viene l’ orticaria all’ anima.
Quante volte si sentono persone che parlano di estetiste, creme e so io cos’ altro per l’ unico scopo di apparire e potersi dare un tono, per essere qualcosa in base al costo del french alle unghie!
Ed io rimango stordita davanti a tutto questo, inebetita, mi chiedo se sono io strana o se il vuoto che vedo è reale.
A volte vedo un vuoto disarmante.
Ma, tornando alla rabbia…. non ho mai espresso la mia rabbia a parole, non ho mai detto: NO, NON MI STA BENE e non ho mai permesso alla rabbia d’ esprimersi.
Chissà? I miei chili in più sono anche manifestazione di questa rabbia.
Tenevo tutto dentro e dal nervoso mangiavo. Quante volte è successo? Quante volte per non sentire un grande dolore o la paura mi sono coccolata con il dolce? E non è stato bello.
Le mie cosce sono l’ emblema della violenza, di un urlo che non sono riuscita ad esternare, di tutti i no che non sono riuscita a dire in altri contesti e che però mi hanno chiesto il conto.
Ho imparato che se non ti arrabbi le persone ti sovrastano.
Se non manifesti ciò che senti non puoi pretendere che una persona comprenda.
Se accetti tutto senza fiatare non puoi pretendere rispetto quando tu stessa dai le chiavi CONTRO te stessa.
E la rabbia… questa benedetta rabbia tanto bistrattata… andrebbe gestita in modo intelligente e non violento o assassino come si vede OGNI SANTO GIORNO ovunque.
Più viene repressa più esplode nei modi impensati, proprio quando meno te l’ aspetti.
[…] E non intendo ascoltare chi mi dice di ragionare e di non provare rabbia perchè no! no! no! E’ GIUSTO CHE IO PROVI RABBIA.
Non è giusto che io viva di rabbia ed imposti la mia vita solo sulla rabbia e non riesca ad andare oltre.
MA DAVANTI A CERTI COMPORTAMENTI, DAVANTI ALLA CONSAPEVOLEZZA DI TUTTO CIO’ CHE HO VISSUTO […] MI CHIEDO COME DIAVOLO FACCIO A NON PROVARE RABBIA.
[…]
IO VOGLIO PRETENDO DESIDERO VOGLIO UNA VITA LIBERA E DIVERSA.

MA NON POSSO AVERLA SENZA PASSARE NEGLI STADI DEL DOLORE, DELLA RABBIA, DELLA CONSAPEVOLEZZA CHE PORTA AD UN NUOVO MODO DI AGIRE, PENSARE, AFFRONTARE E VIVERE. Fa paura? Ed allora? Sti cazzi..i risultati che si ottengono poi sono di gran lunga più importanti del rimanere ciechi a pascolare nel micro orticello. E lo vivo, l’ho vissuto sulla mia pelle passando tra momenti di depressione, disperazione, voglia di morire, solitudine e passi di rinascita.
Leggo persone che mi scrivono: com’è bello sentirti allegra.
BEH SAPPIATE CHE IL MIO STATO DI OGGI ME LO SONO SUDATA E GUADAGNATA A SUON DI LACRIME ED EUROSTAR DI CONSAPEVOLEZZA IN PIENO VISO. E non è ancora finito. Ma la paura boia che posso provare non mi blocca la voglia di essere una persona diversa.
La mia vita non si deve fondare sulla violenza vissuta.
ma su una rinascita cercata, sentita, conquistata.
Da valori diversi.
Primo fra tutti il coraggio e l’ amore.
Verso la vita, verso me stessa, verso le cose che fanno parte della mia vita, verso le persone che ci sono nella mia vita.
E questa rabbia che sento sarà anche guida in questo senso, verso questi traguardi!
Ho fame di vita.
E solo questo dovrebbe far intendere che non sono una vigliacca nei confronti di me stessa. 

Spirito di Donna 





Prologo

15 09 2007

“Ci sono, fra i ricordi di ogni uomo, cose che non si raccontano a tutti, ma appena agli amici. Ce ne sono altre che neanche agli amici si raccontano, ma appena a se stessi e per di più sotto il suggello del segreto. Ce ne sono, infine, altre ancora che persino a se stessi si ha paura di raccontare e di tali ricordi ogni uomo ammodo ne mette insieme parecchi.” 

Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo